Euro

L'euro (simbolo: , codice ISO 4217: EUR; AFI: /ˈɛuro/[2]; plurale invariabile oppure, meno comunemente, "euri"[3][4]) è la valuta ufficiale dei paesi della zona euro[5] e quella unica attualmente adottata da 19 dei 27 Stati membri dell'Unione aderenti all'Unione economica e monetaria dell'Unione europea (UEM), ossia Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna.[6] La circolazione monetaria ebbe effettivamente inizio il 1º gennaio 2002 nei primi dodici Paesi che l'adottarono. Le ultime nazioni ad aver adottato la valuta sono state la Lettonia e la Lituania, rispettivamente il 1º gennaio 2014 e il 1º gennaio 2015.[7][8]

Il complesso di questi Paesi, detto informalmente zona euro (o anche eurozona o eurolandia), conta una popolazione di oltre 343 milioni di abitanti; prendendo in considerazione anche quei paesi terzi che utilizzano divise legate all'euro, la moneta unica interessa direttamente oltre 480 milioni di persone in tutto il mondo. In aggiunta ai membri dell'eurozona, la moneta unica europea è utilizzata anche in altri sei Stati europei, a seguito di accordi internazionali o a seguito dell'adozione unilaterale. Quattro microstati, ossia Andorra[9], Città del Vaticano,[10] Principato di Monaco[11] e San Marino[12], hanno adottato l'euro in virtù delle preesistenti condizioni di unione monetaria con Paesi membri della UE. Infine anche il Montenegro e il Kosovo hanno adottato unilateralmente l'euro.

L'euro è amministrato dalla Banca centrale europea (BCE), con sede a Francoforte sul Meno,[13] e dal Sistema europeo delle banche centrali; il primo organismo è responsabile unico delle politiche monetarie comuni, mentre coopera con il secondo per quanto riguarda il conio e la distribuzione di banconote e monete negli stati membri.[14]

L'euro è la moneta ufficiale anche in tutti i dipartimenti d'oltremare e le collettività d'oltremare francesi: Mayotte (Africa), Riunione (Africa), Guadalupa (Nord America), Martinica (Nordamerica), Saint-Pierre e Miquelon (Nord America), Saint Barthélemy (Nord America), Saint-Martin (Nord America), Guyana francese (Sudamerica). L'euro è la valuta corrente anche a Ceuta e Melilla, città autonome spagnole in nord Africa, nelle Canarie, comunità autonoma della Spagna, nei possedimenti spagnoli del nord Africa (Plazas de soberanía) e nelle regioni autonome del Portogallo Azzorre e Madera.

Le fasi di transizione dalle monete locali all'euro vennero stabilite dalle disposizioni del Trattato di Maastricht del 1992 relative alla creazione dell'Unione economica e monetaria. La nascita ufficiale della moneta unica europea avvenne il 1º gennaio 1999, con un comunicato del Consiglio dei Ministri europei.[15] Il debutto dell'euro sui mercati finanziari risale al 1999, mentre la circolazione monetaria ebbe effettivamente inizio il 1º gennaio 2002 nei dodici Paesi dell'Unione che per primi hanno adottato la nuova valuta. La moneta è suddivisa in 100 centesimi.

In fase di accettazione, vennero compresi anche gli stati membri i cui parametri avevano dimostrato la tendenza a poter rientrare nel medio periodo all'interno dei criteri stabiliti dal Trattato. In particolare, all'Italia e al Belgio fu permesso di adottare subito l'euro anche in presenza di un rapporto debito/PIL largamente superiore al 60%. Fra i paesi che avevano chiesto l'adesione alla moneta unica sin dal suo esordio, la Grecia era l'unica che non rispettava nessuno dei criteri stabiliti; fu comunque ammessa due anni dopo, il 1º gennaio 2001, e l'introduzione fisica della nuova valuta nel paese avvenne contemporaneamente rispetto agli altri undici paesi.

I tassi di cambio tra le varie divise nazionali e l'euro furono determinati dal Consiglio europeo in base ai loro valori sul mercato al 31 dicembre 1998,[16] in modo che un ECU (European Currency Unit, Unità di valuta europea) fosse pari a un euro. Essi non furono stabiliti in una data precedente a causa della composizione particolare dell'ECU, il quale era una unità di conto che dipendeva da un paniere di valute comprendenti anche quelle che, come la sterlina inglese, non avrebbero fatto parte dell'euro.

In Italia l'euro venne sperimentato per la prima volta nei comuni di Fiesole e Pontassieve per sei mesi a partire dal 1º ottobre 1999[17].

Le specifiche del simbolo che rappresenta l'euro.

Il nome "euro" fu adottato dal Consiglio europeo di Madrid del dicembre 1995[18] per rimpiazzare la sigla ECU (dall'acronimo inglese European Currency Unit, o "Unità di conto europea"), sino a quel momento utilizzata nei trattati e che dal 1978 indicava una valuta scritturale di uso interbancario. Il nome doveva essere semplice, unico e invariabile.[19] È probabile che tale denominazione derivi dall'uso, invalso negli ambienti finanziari britannici, di riferirsi alla vecchia moneta scritturale con l'espressione Euro-currency, dove Euro sta per european: si tratterebbe dunque di un anglicismo, anche se in Italia viene percepito come un accorciamento, in analogia con altre parole che, con composizione neoclassica, usano il confisso euro-, tratto da Europa (europarlamentare, eurovisione ecc.).[20][21]

In alcune lingue si usa normalmente il plurale o il partitivo del nome (esempio: Spagna, Francia, Portogallo),[22] nonostante il sostantivo "euro" sulla cartamoneta resti neutrale e non mostri forme plurali.

La denominazione ecu, indicata nell'articolo 3º del trattato di Maastricht, fu scartata per diverse ragioni linguistiche. Aveva un senso in inglese, la lingua nella quale era espresso, e in francese, perché la parola écu vuol dire scudo, che era un'antica moneta della Francia. La denominazione, quindi, non aveva alcun richiamo per gli altri paesi. Ci fu poi il "problema della vacca tedesca": i tedeschi avrebbero dovuto chiamare un ecu ein Ecu, che suonava come eine Kuh, cioè, appunto, "una mucca".

Il codice internazionale a tre lettere (in base allo standard ISO 4217) dell'euro è EUR. È stato disegnato anche un simbolo (glifo) speciale per l'euro (€). Dopo che un sondaggio pubblico aveva ristretto la scelta a due, fu la Commissione europea a fare la scelta finale. Il vincitore era ispirato dalla lettera greca epsilon (ε), così come a una versione stilizzata della lettera "E".

L'euro è rappresentato nel set di caratteri Unicode (esadecimale 20AC o decimale 8364, codice mnemonico HTML: €) così come nelle versioni aggiornate dei tradizionali set di caratteri latini. Le nazioni occidentali dovrebbero passare dall'ISO 8859-1 (Latin 1) all'ISO 8859-15 (Latin 9) o, ancora meglio, a UTF-8 per poter rappresentare questo carattere.

Il "nome unico" ha in realtà due varianti: la prima riguarda la lingua greca, la seconda la lingua bulgara. La Grecia ottenne subito di poter chiamare la moneta unica Ευρώ in caratteri ellenici. La Bulgaria ottenne durante le negoziazioni per il Trattato di Lisbona di chiamare la moneta unica Евро, in caratteri cirillici.[23]

Monete

Dal 2002 sono in circolazione monete metalliche con otto diversi valori:[24]

Ciascuna moneta è caratterizzata da un lato comune a tutti i paesi che hanno adottato l'euro. L'effigie sull'altro lato è di competenza sia dei singoli stati che hanno adottato l'euro sia di quelli che possono coniare monete in virtù di accordi bilaterali con l'Unione europea tramite Italia e Francia, ovvero San Marino, Città del Vaticano, Principato di Monaco e dal 2015 anche il Principato di Andorra. Pertanto, senza considerare quelle commemorative, sono in circolazione 184 diverse monete.

La Finlandia ha deciso di non produrre e di non far circolare le monete da 1 e 2 centesimi, a eccezione di piccole quantità per il collezionismo. Dal 2004 anche i Paesi Bassi[25] non immettono in circolazione monete da 1 e 2 centesimi; tuttavia quelle in circolazione, benché poco utilizzate, mantengono corso legale. Ciò nonostante, le monete di tale valore coniate in altri paesi continuano naturalmente ad avere valore legale all'interno di tutta l'eurozona.

A partire dal 2018, anche l'Italia ha cessato di produrre monete da 1 e 2 centesimi, in seguito all'articolo 13-quater della Legge 21 giugno 2017, n. 96. La manovra è tesa al contenimento della spesa pubblica e il risparmio generato è destinato all'ammortamento dei titoli di Stato italiani.[26]

L'Europa nel mondo L'Europa come un'alleanza di Stati L'Europa senza frontiere
1 centesimo 2 centesimi 5 centesimi 10 centesimi 20 centesimi 50 centesimi 1 euro 2 euro
0,01 €.png 0,02 €.png 0,05 €.png 0,10 € 2007.jpg 0,20 € 2007.jpg 0,50 € 2007.jpg 1 € 2007.jpg 2 € 2007.gif

Banconote

Le banconote euro, a differenza delle monete, sono caratterizzate da un aspetto unico valido in tutta la zona euro e sono disponibili in sette tagli, ognuno con colore e dimensione diverse: 5, 10, 20, 50, 100, 200 e 500 euro[27].[28]

Ogni taglio presenta una particolare tematica architettonica e storica nel contesto europeo; inoltre gli stili architettonici sono ordinati cronologicamente: più aumenta l'importo della banconota e più l'architettura rappresentata sarà moderna. Per ogni tematica, il fronte della banconota presenta delle porte o delle finestre, mentre il retro raffigura dei ponti.

Considerato gli elevati importi che le banconote rappresentano e la potenzialità dell'euro di poter essere utilizzata come valuta di riserva internazionale, nella fase di progettazione è stato deciso di applicare sofisticate tecnologie anti-contraffazione.

Ogni taglio reca la firma del presidente della BCE:

Nome Dal Al
Paesi Bassi Wim Duisenberg 1º giugno 1998 31 ottobre 2003
Francia Jean-Claude Trichet 1º novembre 2003 31 ottobre 2011
Italia Mario Draghi 1º novembre 2011 31 ottobre 2019
Francia Christine Lagarde 1º novembre 2019 in carica

Il 4 maggio 2016 la Banca centrale europea ha deciso di sospendere la produzione della banconota da 500 euro la cui emissione è stata interrotta il 27 gennaio 2019.[27][29]

In Italia chiunque versi in banca o in posta banconote da 500 euro viene segnalato in base alla normativa antiriciclaggio e alle banche è richiesto di non distribuirle più.

Ogni banca centrale dell'Unione monetaria europea è responsabile per la stampa di uno o due tagli.

In circolo dal 1º gennaio 2002
Fino al ancora in circolazione 27 gennaio 2019
Valore 5 € 10 € 20 € 50 € 100 € 200 € 500 €
Taglia delle banconote 120 mm × 62 mm × 0,12 mm 127 mm × 67 mm × 0,12 mm 133 mm × 72 mm × 0,12 mm 140 mm × 77 mm × 0,12 mm 147 mm × 82 mm × 0,12 mm 153 mm × 82 mm × 0,12 mm 160 mm × 82 mm × 0,12 mm
Colore Grigio Rosso Blu Arancione Verde Ocra Viola
Architettura Romana Romanica Gotica Rinascimentale Barocco e Rococò Art Nouveau Moderna
Periodo prima del V secolo XI-XII secolo XIII-XIV secolo XV-XVI secolo XVII-XVIII secolo XIX-XX secolo XX-XXI secolo
Fronte 5 Euro.Recto.png EUR 10 obverse (2002 issue).jpg 20 Euro.Recto.png 50 Euro.Recto.png 100 Euro.Recto.png 200 Euro.Recto.png 500 Euro.Recto.png
Retro 5 Euro.Verso.png 10 Euro.Verso.png 20 Euro.Verso.png 50 Euro.Verso.png 100 Euro.Verso.png 200 Euro.Verso.png 500 Euro.Verso.png

Dal 2013 è in corso di emissione la Serie Europa, che ha sostituito la precedente anno per anno fino al 2019.

In circolo dal 2 maggio 2013 23 settembre 2014 25 novembre 2015 4 aprile 2017 28 maggio 2019 28 maggio 2019
Valore 5 € 10 € 20 € 50 € 100 € 200 €
Taglia delle banconote 120 mm × 62 mm × 0,12 mm 127 mm × 67 mm × 0,12 mm 133 mm × 72 mm × 0,12 mm 140 mm × 77 mm × 0,12 mm 147 mm × 77 mm × 0,12 mm 153 mm × 77 mm × 0,12 mm
Colore Grigio[30] Rosso[31] Blu[30] Arancione Verde Ocra
Architettura Romana Romanica Gotica Rinascimentale Barocco e Rococò Art Nouveau
Periodo prima del V secolo XI-XII secolo XIII-XIV secolo XV-XVI secolo XVII-XVIII secolo XIX-XX secolo
Fronte EUR 5 obverse (2013 issue).png EUR 10 obverse (2014 issue).png The Europa series 20 € obverse side.jpg The Europa series 50 € obverse side.png The Europa series 100 € obverse side.jpg The Europa series 200 € obverse side.jpg
Retro EUR 5 reverse (2013 issue).png EUR 10 reverse (2014 issue).png The Europa series 20 € reverse side.jpg The Europa series 50 € reverse side.png The Europa series 100 € reverse side.jpg The Europa series 200 € reverse side.jpg

Reato di contraffazione

Il punto 3 dell'articolo 2 della decisione della Banca centrale europea 4/2003 deroga l'articolo sul delitto di contraffazione, la cui pena può cambiare da stato a stato, e determina alcuni casi particolari in cui la riproduzione è consentita.[32]

L'Articolo 460 del Codice Penale italiano, relativo alla Contraffazione di carta filigranata in uso per la fabbricazione di carte di pubblico credito o di valori di bollo, sancisce:

Mappa di partecipazione dell'Eurozona

     Zona euro

     UE appartenenti all'AEC II

     UE appartenenti all'AEC II con opt-out

     UE non appartenenti all'AEC II

     Non UE che usano bilateralmente l'euro

     Non UE che usano unilateralmente l'euro

Al 2021 gli Stati membri che partecipano all'euro sono diciannove: l'insieme di queste nazioni viene frequentemente definito eurozona o eurolandia.

Stati Adozione dell'euro
Austria Austria 1º gennaio 1999
Belgio Belgio
Finlandia Finlandia
Francia Francia
Germania Germania
Irlanda Irlanda
Italia Italia
Lussemburgo Lussemburgo
Paesi Bassi Paesi Bassi
Portogallo Portogallo
Spagna Spagna
Grecia Grecia 1º gennaio 2001
Slovenia Slovenia 1º gennaio 2007
Cipro Cipro 1º gennaio 2008
Malta Malta
Slovacchia Slovacchia 1º gennaio 2009
Estonia Estonia 1º gennaio 2011
Lettonia Lettonia 1º gennaio 2014
Lituania Lituania 1º gennaio 2015

Al 2021, otto dei ventisette Stati membri dell'Unione europea non adottano ancora l'euro come valuta ufficiale. Tra di essi la Danimarca[33], che in seguito a un referendum ha respinto la possibilità di adottare l'euro e la Svezia, che pur avendo aderito all'UE nel 1995 sta continuando a usare la corona svedese. Tutti gli altri paesi sono destinati a confluire nella zona euro non appena i parametri macroeconomici stabiliti dal trattato ne permetteranno l'ingresso.

Requisiti

Per poter partecipare alla nuova valuta, gli stati membri dovevano rispettare i seguenti criteri, informalmente detti parametri di Maastricht:

Allargamento della zona euro

L'euro è entrato in vigore per la prima volta il 1º gennaio 1999 in undici degli allora quindici Stati membri dell'Unione[34][35]; a questi si aggiunse la Grecia, che rientrò nei parametri economici richiesti nel 2000[36][37] e fu ammessa nell'eurozona il 1º gennaio 2001. In questi primi dodici Stati l'euro entrò ufficialmente in circolazione il 1º gennaio 2002 sotto forma di monete e banconote.

Nel 2006 un tredicesimo Stato, la Slovenia, entrata nell'Unione nel 2004 dimostrò di possedere i parametri economici necessari per l'adesione alla moneta comune e fu ammessa nella zona euro il 1º gennaio 2007[38][39]. Pochi giorni dopo, il 15 gennaio, il tallero sloveno fu ufficialmente considerato fuori corso. Con procedura analoga, nel 2007 Malta e Cipro, in virtù dei propri parametri macroeconomici soddisfacenti, vennero a loro volta ammessi nella zona euro[40][41][42][43]. L'introduzione della divisa comune nelle due isole mediterranee è avvenuta il 1º gennaio 2008; il 1º gennaio 2009 è invece la volta della Slovacchia[44].

Nel 2010 l'Estonia fu la prima delle repubbliche baltiche a soddisfare i requisiti economici richiesti dall'Unione europea e la sua richiesta di adesione alla moneta unica venne accettata con effetto dal 1º gennaio 2011.[45] Il 1º gennaio 2014 anche la Lettonia adotta l'euro come valuta ufficiale, diventando così il diciottesimo paese dell'eurozona e il secondo del gruppo degli Stati baltici ex URSS. Il 23 luglio 2014, dopo aver verificato il rispetto dei requisiti economici da parte del paese, il Consiglio accetta la richiesta della Lituania di adottare l'euro[46]. La moneta entra in circolazione nella repubblica baltica dal 1º gennaio 2015.[7][46].

La scultura luminosa raffigurante il glifo dell'euro posta di fronte all'ex palazzo della Banca centrale europea, a Francoforte sul Meno.

Le questioni connesse strettamente all'unione economica e monetaria vengono discusse da un organismo apposito chiamato Eurogruppo, che si riunisce informalmente prima delle riunioni dell'Ecofin e a cui partecipano solo gli stati membri dell'eurozona[14].

Dal gennaio 2008[47] è poi entrata in vigore l'Area unica dei pagamenti in euro, detta anche SEPA, iniziativa tesa ad armonizzare nell'area i bonifici, gli incassi e l'uso delle carte, rendendo sempre più efficiente, sicuro e conveniente il mercato elettronico.

L'effetto principale dell'introduzione della moneta unica è l'eliminazione dei rischi e costi di cambio; viene inoltre incrementata l'interdipendenza economica e una facilitazione del commercio tra stati membri, apportando benefici a tutti i cittadini dell'eurozona, in quanto l'incremento dei commerci è storicamente una delle forze guida della crescita economica.

Inoltre, la moneta unica si inserisce nel piano a lungo termine di un mercato unico all'interno dell'Unione[14][48].

Un secondo effetto è una riduzione nelle fluttuazioni dei prezzi, ovvero un maggior contenimento dell'inflazione a vantaggio dei grandi detentori di capitali.

In alcuni Stati (tra cui l'Italia, Francia, Paesi Bassi, Germania, Austria, Grecia) hanno preso piede movimenti politici cosiddetti Euroscettici che chiedono o una revisione dei Trattati internazionali (specialmente riguardanti il MES e il Fiscal Compact) oppure un ritorno alla valuta nazionale con svalutazione della moneta per rendere competitivi, col tasso di cambio, i prodotti per l'esportazione. Se da un lato questo potrebbe, in teoria, facilitare l'esportazione, per via del nuovo tasso di cambio, dall'altro lato - secondo alcune teorie - gli effetti dell'inflazione annullerebbero questa competitività. Vero è che l'Italia è, al contrario, in uno stato di deflazione. Salirebbero infatti, sempre per effetto del nuovo tasso di cambio, il costo dei beni e delle materie prime importate e il costo dell'energia e di conseguenza anche il costo di produzione dei beni interni prodotti e anche dei beni esportati. L'aumento dei prezzi poi, come conseguenza, avrebbe un impatto sui redditi con la perdita del potere d'acquisto delle retribuzioni e quindi la riduzione del salario reale. Questo provocherebbe, a sua volta, una caduta della domanda d'acquisto interna con la diminuzione della crescita economica e di conseguenza anche un aumento della disoccupazione con i relativi effetti, da questa prodotti, a peggiorare ulteriormente il calo di domanda d'acquisto e della produzione[49][50][51]. D'altro canto, è stato fatto notare che in alcuni paesi dell'eurozona, dal 2009 al 2014, si è già registrata una caduta dei salari reali superiore a tutti i cali delle retribuzioni verificatisi nell'ultimo trentennio a seguito di abbandoni di regimi valutari[52].

Monete e banconote in euro. Nella foto si vedono monete di Germania, Belgio, Spagna, Finlandia e Lussemburgo e almeno un esemplare di ogni banconota.

Dopo l'introduzione dell'euro, il tasso di scambio con le altre valute, specialmente il dollaro, scese pesantemente. Alla sua introduzione nel 1999, l'euro era scambiato a 1,18 $. Da lì scese a fine 2000 fino a 0,85 $, per poi risalire all'inizio del 2001 fino a 0,95 $. Riprese a scendere fino al minimo storico sotto 0,84 $ nel luglio 2001. Alla luce degli scandali contabili delle aziende statunitensi (Enron, MCI Worldcom) le due valute raggiunsero la parità il 15 luglio 2002, e per la fine dello stesso anno l'euro raggiunse gli 1,04 $.

Si è speculato che la forza dell'euro rispetto al dollaro potrebbe incoraggiarne l'uso come valuta di riserva. Il 23 maggio 2003, l'euro sorpassò la quota iniziale di 1,18 $ e a dicembre 2004 arrivò a superare gli 1,36 $. Parte della forza dell'euro era dovuta ai tassi di interesse, che in quel periodo erano più alti in Europa rispetto agli Stati Uniti, e al deficit sempre crescente della bilancia commerciale statunitense. Nonostante la Federal Reserve abbia aumentato il tasso di sconto nel corso del 2005, per far fronte a un probabile rischio d'inflazione, il dollaro non è riuscito a migliorare il tasso di cambio con la moneta europea. Dal luglio del 2007 la crisi del mercato immobiliare statunitense ha ulteriormente indebolito la posizione della moneta americana che è giunta ad aver un tasso di cambio pari 1,37 $/€.[53]

A seguito della decisione intrapresa il 18 settembre 2007 dalla Federal Reserve di ridurre il tasso di sconto di 50 punti base allo scopo di affrontare la crisi di liquidità dovuta ai mutui subprime, il dollaro si è avviato su un percorso di lenta discesa del suo tasso di cambio. Come conseguenza di questa politica, ripetutasi nei mesi successivi, dalla seconda metà di settembre la moneta europea ha inanellato una serie di record storici nei confronti di quella statunitense, arrivando a toccare la quotazione di 1,60 $/€ il 15 luglio 2008[54].

A partire dall'inizio del 2008 l'euro ha intrapreso un sentiero di ascesa anche nei confronti della sterlina inglese che ha portato la valuta continentale a raggiungere diversi record storici, l'ultimo dei quali si è verificato il 30 dicembre 2008 a 0,9804 £/€. Nei mesi seguenti, invece, la tendenza è stata invertita nei confronti di tutte le monete internazionali fino a toccare, ad esempio, gli 1,2037 dollari per euro nel giugno 2010[55]. In seguito, il cambio con la moneta statunitense è risalito fino a toccare gli 1,3810 dollari per euro alla fine di ottobre 2011.[56] Nel luglio 2017 è stato rotto al rialzo un periodo di consolidamento che durava da più di due anni (gennaio 2015), proprio grazie alla politica di QE.[57]

Critiche economiche all'euro

Le critiche alla moneta unica derivano da economisti appartenenti a diverse scuole di pensiero.[58][59]

I differenziali di inflazione che si sono verificati già dai primissimi anni di adozione della moneta unica avrebbero portato una diminuzione della competitività in particolare dei paesi del sud Europa, che in assenza di flessibilità del cambio e dei trasferimenti di cui sopra, non permetterebbe loro di reggere il passo dei paesi nordici.[60] Questo meccanismo avrebbe anche contribuito a fomentare i debiti privati e pubblici dei paesi che ne hanno sofferto, i quali li avrebbero peggiorati con politiche deflazionistiche e disinflazionistiche intraprese per ristabilire la minata competitività.[61][62] I fautori di questa teoria si rifanno principalmente al Ciclo di Frenkel, basandosi sulla similitudine fra alcuni avvenimenti intercorsi nell'Eurozona degli ultimi anni e nell'Argentina durante il cambio fisso col dollaro.[63]

L'altra grande critica alla moneta unica riguarda invece l'austerità che sarebbe implicitamente imposta dai trattati che la regolano. Secondo i critici, di stampo prevalentemente keynesiano, i limiti di spesa imposti dal Trattato di Maastricht prima e dal Fiscal compact poi renderebbero difficile per gli stati in recessione una futura crescita duratura, condannandoli a una stagnazione e disoccupazione quasi strutturale.[64] Essi sostengono che per non sforare tali parametri (ad esempio quello che obbliga gli stati a non oltrepassare un rapporto del 3% tra deficit e PIL, con prospettiva di un futuro pareggio di bilancio), i governi dovranno aumentare la tassazione e/o ridurre i servizi a disposizione dei propri cittadini, aggravando quindi lo stato delle loro economie già provate.[65][66]

Personalità che si sono pronunciate contro l'euro

Tra i principali economisti a livello internazionale ve ne sono molti che avanzano, o hanno avanzato in passato, forti riserve sugli effetti e sul rapporto costi/benefici della moneta unica, tanto da considerarne l'adozione un fatto più o meno negativo. Tra essi vi sono Roger Bootle (economista della City di Londra)[67], vincitore nel 2012 del Wolfson Economics Prize per lo studio di fattibilità economica sullo smantellamento della zona euro[68], Dominick Salvatore (professore alla Fordham University di New York)[69], Rudi Dornbusch (già professore al Massachusetts Institute of Technology)[70], Martin Feldstein (professore alla Università di Harvard)[71] e i premi Nobel Milton Friedman[72], Amartya Sen[73], Joseph Stiglitz[74], Paul Krugman[75], Christopher Pissarides (inizialmente sostenitore dell'euro)[76] e James Mirrlees[77].

In diversi paesi europei esiste e si sta allargando un dibattito sull'opportunità di mantenere l'adesione all'euro e all'eurozona. Tra i politici, gli economisti, gli accademici maggiormente critici, o addirittura contrari, nei confronti dell'adozione dell'euro si hanno gli ex ministri economici Paolo Savona (già professore di economia alla LUISS e professore presso l'Università degli Studi Guglielmo Marconi)[78], Giuseppe Guarino (già professore di giurisprudenza alla Sapienza Università di Roma)[79], Giorgio La Malfa (già professore di economia all'Università di Catania)[80][81], Vincenzo Scotti[82], l'ex commissario europeo Frits Bolkestein[83], Hans-Olaf Henkel (già presidente della Confindustria Tedesca)[84][85][86], e gli economisti Alberto Bagnai (professore di economia all'Università di Pescara)[87][88], Claudio Borghi[89], Luigi Zingales (professore presso la University of Chicago Booth School of Business)[90], Antoni Soy (professore all'Università di Barcellona), Jean-Pierre Vesperini (professore all'Università di Rouen), Brigitte Granville (professoressa alla Queen Mary University di Londra), Peter Oppenheimer (già professore all'Università di Oxford), Sergio Cesaratto (professore di Politica Economica all'Università di Siena)[91].

Altri studiosi, come Emiliano Brancaccio della Università del Sannio, hanno segnalato che in caso di tracollo dell'Unione monetaria esisterebbero modalità alternative di gestione dell'abbandono dell'euro, ognuna delle quali ricadrebbe in modi diversi sulle diverse classi sociali. Questa tesi è stata riproposta nel "monito degli economisti" pubblicato nel 2013 sul Financial Times.[92]

Critiche all'euro e partiti euroscettici

NO EURO NO UE NO NATO, graffiti a Torino.

Le considerazioni degli economisti hanno portato molti partiti europei a schierarsi su posizioni euro-scettiche o euro-critiche, particolarmente dopo la grande recessione e le successive stagnazioni e stag-deflazioni in cui si sono trovate molte nazioni dell'Eurozona. Con le elezioni del 2014 si sono formati nel parlamento europeo due gruppi chiamati Europa delle Nazioni e della Libertà ed Europa della Libertà e della Democrazia Diretta, i cui membri si sono spesi spesso a favore di un abbandono dell'area valutaria.[93][94][95] Esponenti di spicco del primo gruppo sono il leader della Lega Nord Matteo Salvini e la segretaria del Front National Marine Le Pen; nel secondo gruppo, invece, sono confluiti fra gli altri Beppe Grillo e Nigel Farage, esponenti di spicco rispettivamente del Movimento 5 Stelle in Italia e del partito indipendentista britannico.

Dal fronte opposto, il gruppi Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica non propone un ritorno alle monete nazionali, ma sostiene una forte revisione della politica di austerità che si è accompagnata all'adozione della moneta unica.[96][97] Ne fanno parte il leader di Syriza Alexīs Tsipras e quello di Podemos Pablo Iglesias Turrión. Questi tre gruppi parlamentari hanno conquistato in totale 134 seggi, poco meno di un quinto dell'emiciclo di Bruxelles.[98]

  • A. Simonazzi, F. Vianello, “Liberalizzazione finanziaria, moneta unica europea e occupazione”, in: F.R. Pizzuti (a cura di), Globalizzazione, istituzioni e coesione sociale, Donzelli, Roma, 1999, ISBN 978-88-86175-46-3.
  • D. Moro, La gabbia dell'Euro. Perché uscirne è internazionalista e di sinistra, Imprimatur, Reggio Emilia, 2018.

Riferimenti normativi

Precedenti unioni monetarie

Tassi di cambio per EUR
Con Yahoo! Finance: AUD CAD CHF GBP HKD JPY USD
(EN) Con XE.com: AUD CAD CHF GBP HKD JPY USD
(EN) Con OANDA.com: AUD CAD CHF GBP HKD JPY USD
Con ExchangesBoard.com: AUD CAD CHF GBP HKD JPY USD

Banche centrali dell'eurozona

Altre banche centrali

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